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sabato 19 luglio 2008

Filosofia e Religiosità di Scientology - Parte quarta

...continua dalla terza parte

L. RON HUBBARD (1911 - 1986): SCIENTOLOGY

L. Ron Hubbard è uno dei pochi filosofi che hanno ricevuto una formazione sia nelle filosofie orientali che nei più alti livelli della scienza occidentale. Nel 1950 pubblica Dianetics, la forza del pensiero sul corpo.124

Dal greco dia, 'attraverso' e nous, 'pensiero, intelletto o spirito'. Definita semplicemente come "ciò che l'anima, lo spirito fa al corpo attraverso la mente".

Nell'ambito delle sue ricerche sulla mente umana riportate in questo suo primo libro, Hubbard aveva scoperto che molti dei problemi e delle malattie psicosomatiche di cui le persone soffrivano nel presente, derivavano da esperienze dolorose del passato. Ma di un passato che, talvolta, poteva essere anche molto, molto remoto.

In quegli anni, Hubbard sviluppò e perfezionò sempre più una precisa tecnica tramite la quale si potevano effettivamente richiamare alla mente tali esperienze e risolverle.

Questa tecnica venne chiamata "auditing" in quanto eseguita, esercitata da un auditor. Un auditor125 è "una persona che ascolta". Una persona addestrata e qualificata nel mettere in pratica, nell'applicare le procedure di Dianetics con un'altra persona, al fine di produrre un miglioramento della sua consapevolezza spirituale e della conoscenza di se stessa.

L'auditing non è una vaga forma di esplorazione mentale e l'auditor non offre soluzioni, consigli o valutazioni. Un auditor non usa né ipnosi, né psicoanalisi, né qualsiasi altra "terapia". L'auditor usa un appropriato "ciclo di comunicazione", consistente essenzialmente nel porre alla persona audita una domanda (che egli può capire e a cui può rispondere), ottenere risposta a tale domanda e dargli riconoscimento per quella risposta.

Con lo sviluppo sempre più accurato della tecnica dell'auditing, cominciavano ad affiorare sempre più frequentemente episodi relativi ad esistenze precedenti all'attuale. Seppur ritenute inizialmente frutto della fantasia e dell'immaginazione dei singoli soggetti, queste reminiscenze di vite precedenti tuttavia non potevano essere ignorate. Continuando con le sue ricerche negli anni '50, Hubbard si era infatti accorto che, se quelle rievocazioni di vite passate non venivano adeguatamente riconosciute, prese in considerazione e risolte, allo stesso modo in cui ci si occupava delle esperienze della vita attuale, le persone che ricevevano auditing non miglioravano. Quando invece veniva loro permesso di rievocare alcuni specifici episodi relativi a quelle esistenze passate, ciò consentiva di conseguire dei significativi miglioramenti nel benessere mentale e spirituale dell'individuo. Si raggiungevano, in altre parole, risultati e livelli di consapevolezza della propria natura spirituale fino ad allora neppure sognati, per lo meno dall'uomo comune.

Uno dei principi fondamentali dell'auditing si basa sul fatto che, solo se si consente all'individuo di trovare le sue risposte ai problemi della vita, sono possibili dei miglioramenti. Ciò si ottiene aiutandolo gradualmente a esaminare la propria esistenza e a migliorare la propria capacità di affrontare e risolvere gli ostacoli dell'esistenza. Aiutare dunque la persona ad aiutare se stessa.

Indagando così la pre-esistenza e quindi l'immortalità dello spirito, Hubbard entra a pieno merito nel novero dei filosofi religiosi e dà il via, nei primi anni '50 ad un nuovo sviluppo filosofico che prende il nome di "Scientology", una filosofia religiosa applicata, pragmatica,126 intesa cioè ad un miglioramento effettivo delle proprie condizioni e relazioni con il mondo. Senza dogmatismi. Senza "dottrina". Aperta a tutte le fedi e pertanto denominata "panconfessionale".127

Una sintesi dunque tra religione e filosofia. Religione in quanto orientamento allo Spirito, esperienza dello spirito nello Spirito. Filosofia in quanto esercizio della ragione che toglie via ogni falsità, ogni menzogna, ogni superstizione, alla ricerca solo e soltanto della verità.128

Il termine Scientology è coniato dal latino scio, scire, 'conoscere nel significato più ampio del termine' e dal greco logos, 'scienza, conoscenza, discorrere, studio di'. Letteralmente: studio della conoscenza, conoscere come conoscere.

Non quindi conoscenza dogmatica, libresca o scolastica, non conoscenza che viene rivelata o impartita dall'alto di un pulpito, da un predicatore, da un profeta, da un'autorità, ma semplicemente un percorso maieutico129, una filosofia gnostica e pragmatica, finalizzata ad acquisire la conoscenza dello spirito, o meglio a riconquistare quella conoscenza (in inglese knowingness) che si trova già nello spirito, in noi stessi.

Dire che ho trovato la risposta a tutti gli enigmi dell'anima sarebbe inesatto e presuntuoso. Screditare quello di cui sono venuto a conoscenza e non renderlo noto, dopo averne osservato i benefici, sarebbe un peccato di omissione contro l'uomo.130
Probabilmente la più grande scoperta di Scientology e il suo più importante contributo alla conoscenza dell'umanità sono stati l'isolamento, la descrizione e il trattamento dello spirito umano.
Realizzai ciò nel luglio del 1951 a Phoenix, in Arizona, quando stabilii con criteri scientifici, piuttosto che religiosi o umanistici, che quella "cosa" che è la persona, la personalità, è 'separabile' dal corpo e dalla mente a volontà, senza che ciò causi la morte del corpo o uno squilibrio della mente.
131

I componenti dell'universo fisico che ci circonda sono materia, energia, spazio e tempo, con le cui iniziali viene coniato un acronimo: MEST. È detto anche da Hubbard cinetico, per sottolineare questo continuo movimento e gioco di forze che lo caratterizzano.132

L'universo fisico è l'universo del movimento.

In un organismo vivente però, dice Hubbard, c'è qualcosa di più, c'è un'energia diversa da quella degli elettroni, delle molecole e del fango. Questo qualcosa smette di far parte dell'organismo nel momento in cui esso muore. Questo qualcosa è stato definito in vari modi: anima, spirito, assoluto, energia vitale. Henri Bergson lo chiamava elan vital.133

Questa realtà spirituale, che non si vede eppure fornisce, all'uomo saggio, evidenti e continue tracce del suo esistere, viene rappresentata da Hubbard con un simbolo, con un neologismo, in modo da meglio identificarla e per evitare qualsiasi analogia ingannevole con precedenti concezioni dello spirito. Viene indicata con l'ottava lettera dell'alfabeto greco, Theta134. È classificata come un'energia che esiste separatamente da quella dell'universo fisico. È indicata anche con il termine di statico, in quanto caratterizzata dall'assoluta mancanza di movimento e per meglio differenziarla dal cinetico dell'universo fisico.135

La realtà spirituale, Theta, non è minimamente determinata136 da quella fisica, viceversa:

Le leggi fisiche sono create dalla vita. Spazio, energia, materia: queste cose sono evidentemente ed ovviamente il prodotto della vita stessa. La fisica ha inizio con la mente, in quanto spazio ed energia esistono nell'ambito della mente. E a meno che non si comprenda lo spazio e l'energia nella loro accezione psicologica, non saremo mai in grado di capire la fisica ....137

Rileviamo, a questo proposito, una certa somiglianza con il pensiero di Kant, laddove il filosofo tedesco ipotizzò che lo spazio ed il tempo non sono determinazioni oggettive della realtà cui la nostra mente si adegua, ma, al contrario, sono solo schemi mentali (forme a priori) che precedono, condizionano e strutturano ogni nostra percezione del mondo esterno.138

Essendo lo spirito, lo statico privo di confini e determinazioni di tipo fisico (e quindi non determinabile neppure semanticamente), Hubbard ne fornisce una definizione essenziale, in senso apofatico139, vale a dire non per ciò che esso è, ma per ciò che esso non è:

Lo 'Statico' non ha alcun movimento140, non ha larghezza, lunghezza, ampiezza, profondità; non è tenuto in sospensione da un equilibrio di forze, non ha massa, non contiene nessuna lunghezza d'onda, non ha alcuna posizione nello spazio e nel tempo.141

Si noti come, seppur con linguaggio ovviamente diverso, Sant'Agostino esprimeva lo stesso concetto:

Difatti penso che l'anima sia fatta né di terra, né di acqua, né di aria, né di fuoco, né di tutte queste nature, né di alcune di esse messe insieme.142
Non bisogna infatti immaginarla in alcun modo né lunga né larga né per così dire vigorosa: queste sono dimensioni corporee, a mio giudizio, e noi le cerchiamo nell'anima a causa della nostra consuetudine con i corpi.143

Hubbard approfondisce e precisa il ruolo di soggetto dello spirito umano e la sua relazione causativa con il corpo:

L'uomo riteneva di avere uno spirito, ma questo è completamente sbagliato: l'uomo è uno spirito, più o meno avviluppato nella mente che a sua volta sta in un corpo. Ecco che cos'è l'homo sapiens: uno spirito, e la sua dimora abituale è la testa. Egli osserva le sue immagini mentali ed il suo corpo lo porta in giro.144
... In Scientology l'unità vivente è chiamata 'thetan', simbolo matematico usato in Scientology per indicare la fonte della vita e la vita stessa. Questa unità vivente rappresenta l'individuo, la persona, la vera identità. Essa è modificata dall'aggiunta di un corpo e viene così condotta a una certa inconsapevolezza della propria condizione. La missione di Scientology consiste nell'innalzare la conoscenza di questo spirito fino al punto in cui egli sappia di nuovo ciò che egli è e ciò che egli sta facendo....145

L'essere spirituale, il thetan, è dunque l'essere, l'identità della persona stessa, non il suo corpo o il suo cervello, non la sua mente o altro.

È l'io, è ciò che è consapevole di essere consapevole, l'identità che è l'individuo stesso. Non si ha né si possiede un thetan. Si è un thetan. Non si parla del "mio tethan", così come non si parla di un "mio me".

L'uomo non è un corpo, l'uomo è un'anima, sostiene Hubbard.

Il corpo dunque è funzione dell'anima e non viceversa. Come diceva anche il neoplatonico Plotino: non l'anima è nel corpo, ma il corpo è nell'anima.146

Il thetan dunque non è materiale e non è realmente parte del mondo fisico, ma è in una certa misura caduto prigioniero (per via delle sue stesse considerazioni) nella materialità ed assume un corpo umano alla nascita.147

La domanda stessa "che cos'è l'anima?" è dunque, per la filosofia scientologica, fuorviante, anomala, anzi essa rappresenta il modo più erroneo ed ingannevole con cui l'uomo abbia affrontato questa sua ricerca. Perché ?

Perché l'anima umana non è una cosa.

L'anima non può essere "oggetto" di studio o di osservazione, così come un ruscello non può osservare la propria acqua o un diamante non può ammirare la propria brillantezza.

L'affermare che l'anima è questo o quello, cercare di determinarla mediante concetti, definizioni, immagini, rappresentazioni, non fa altro che inibire la conoscenza dell'anima stessa. Tutte queste de-terminazioni148 infatti, non sono altro che phantasmata149, se non addirittura mera super-stizione150, vani tentativi dialettici di porre dei confini fisici a ciò che per sua stessa natura non ne ha.

Il tentativo di determinare lo spirito umano può facilmente condurre alla tipica confusione che si manifesta quando il burattinaio si identifica con i meccanismi e la struttura fisica della propria marionetta. Ed è come se alla domanda "che cos'è ciò che fa muovere la marionetta?", egli rispondesse: i fili naturalmente! o il cervello della marionetta! o le gambe della marionetta! o, aristotelicamente, la forma della marionetta!

La verità, dice Hubbard, è che

Le persone non sono corpi, le persone sono unità viventi che azionano dei corpi.151
Lo Spirito dunque non è una cosa. È il creatore delle cose.152

Lo spirito non è un oggetto. Lo spirito è il soggetto.

È l' "essere essenziale", di cui parlano tante pagine della mistica cristiana. È l'unica, vera essenza immortale dell'uomo.

È, per usare un'espressione di Hegel, tanto il soggetto quanto la sostanza.153

È il vero io, la realtà profonda ed essenziale dell'uomo, laddove, come diceva Eckhart, il divino diventa umano e l'umano diventa divino.154

Il raggiungimento di questa consapevolezza della propria spiritualità è salute nel senso più forte (salus, salvezza), è gioia infinita, quasi estatica, è serenità di essere, che niente può togliere. È totale libertà.

In modo analogo a quanto già visto per certe forme di Induismo (soprattutto l'Advaita Vedanta155), Hubbard sostiene e riconosce che l'io degli uomini è in grado di ritrovare in sé la consapevolezza della suprema potenza divina dell'universo. Nella formula sanscrita del Vedanta, l'atman (l'io dell'uomo) diviene Brahaman (il divino). In Scientology, il thetan diviene puro Theta, cioè Theta Clear.

Theta Clear è definito da Hubbard colui "che, come essere, è certo della propria identità distinta da quella del corpo e normalmente guida156 il corpo dall'esterno, o esteriorizzato".

Il conseguimento della piena e totale consapevolezza di essere un'anima, uno spirito, un essere spirituale separabile ed indipendente dal corpo di carne si realizza quando il fedele giunge all'esperienza dell'esteriorizzazione:

Esteriorizzazione è lo stato in cui il 'thetan', l'individuo stesso, si trova al di fuori del suo corpo. Quando questo avviene, la persona raggiunge la certezza di essere se stesso e non il proprio corpo".
I procedimenti di esteriorizzazione forniscono un'importante comprensione soggettiva del fatto che ognuno è un essere indipendente da una mente e da un corpo, e che vi è dunque una separazione tra di essi.
157
...quella "cosa" che è la persona, la personalità, è separabile dal corpo e dalla mente a volontà, senza che ciò causi la morte del corpo o uno squilibrio della mente.158

Come già precedentemente esaminato, ritroviamo questo concetto dell'esteriorizzazione, cioè della separabilità, del distacco, dell'allontanarsi dell'anima dal corpo, sia nella concezione platonico-agostiniana che nella successiva, vasta letteratura mistica cristiana attinente al distacco e all'estasi159. Ricordiamo in proposito lo stesso Agostino, laddove afferma:

...quando ragioniamo è l'anima a farlo. Può farlo solo chi capisce. E a capire non è né il corpo, né l'animo con l'aiuto del corpo, perché l'animo quando vuole capire, 'si allontana dal corpo'.160

Asserzione che riflette il misticismo proprio di Sant'Agostino, che, benché animato da un amore appassionato, è tuttavia pur sempre un misticismo di tipo intellettuale, un misticismo della conoscenza e della comprensione.

Dionigi l'Areopagita descriveva lo stato dell'estasi mistica cristiana come una "tensione irrefrenabile", una sensazione di essere "sciolto da se stesso e libero da tutte le cose". Secondo Dionigi, l'uomo per conoscere Dio si deve unire a Dio, e perché ciò sia possibile deve uscire da sé stesso e diventare uno con Dio mediante l'estasi.

Questo stato non è nuovo, dice Hubbard. Già nel 523 a.C. Gautama Siddharta aveva raggiunto lui stesso e sapeva far raggiungere questo stato a molti altri; tale stato era allora chiamato bodhi, da cui è derivata la parola Buddha.161

Nell' Induismo, il distacco dall'illusione (maya) e la conseguente riscoperta del vero sé, l'atman, conduce direttamente all' unione con l'Assoluto, il Brahaman.

Secondo il filosofo Sankara (IX sec. d.C.) della corrente induista dell'Advaita Vedanta162, la liberazione è possibile anche durante la vita nel corpo: quando l'individuo arriva a conoscere il proprio sé, egli cessa di identificarsi con il corpo e a quel punto è libero, cioè in grado di raggiungere il moksa (libertà), libertà dalla sofferenza, dalla cupidigia, dal bisogno e dalla morte.

L'uomo è fondamentalmente buono163 ed ha le potenzialità per raggiungere, in questa stessa vita, uno stato di consapevolezza spirituale più elevato e, conseguentemente, la conoscenza dell'Essere Supremo. Lo Stato nativo: la potenzialità di conoscere ogni cosa164; il thetan allo stato nativo è sapienza totale.165

In Scientology, il fedele dunque aspira al raggiungimento della propria salvezza attraverso una conoscenza, una via gnoseologica (chiamata "ponte", cioè collegamento), una introspezione del sé, che lo porterà, da un lato, sempre di più al riconoscimento dell'insufficienza radicale del mondo materiale contingente e, dall'altro, alla comprensione della propria natura spirituale e divina: in altri termini, è proprio attraverso questo percorso gnostico che il fedele ritrova le risposte ai reconditi enigmi della condizione umana e persegue la salvezza dall'oblio e dalle conseguenze del suo aberrante coinvolgimento nella materialità terrena, illusoria e caduca. Si confrontino in proposito anche gli analoghi insegnamenti del Buddismo, ove, come si è visto, si insegna una via per la quale i fedeli siano messi in condizione di raggiungere la totale liberazione dalle contingenze materiali e pervenire allo stato di illuminazione suprema.

Si riscontra in Scientology una visione gnostica in cui l'uomo perfetto cade nell'imperfezione, nonché una trasposizione del dramma greco in cui gli dei interferiscono nelle vicende dell'uomo e vi rimangono intrappolati. Una liberazione deve porre fine alla successione di vite. Scientology vuole riavvicinare l'uomo allo stato del thetan originale.166

Alla stregua delle dottrine gnostiche antiche, Scientology insegna che gli esseri umani sono essenzialmente degli esseri spirituali, con un'anima divina di pura luce, e che sono stati avviluppati dall'oscurità del materialismo.167

La sintesi di Hubbard mi sembra propendere per una visione neoplatonica, vicina quindi a quella di Agostino (e delle scuole gnostiche).168

Si ricordi che conoscere l'anima significa, filosoficamente, conoscere noi stessi; conoscere Dio vuol dire, religiosamente, conoscere la nostra origine. Ma, come diceva Sant'Agostino, è solo la ricerca, la conoscenza, la comprensione dell'anima che ci rendono degni di quella felicità che ci potrà derivare dal conoscere Dio. La filosofia religiosa di Scientology fornisce al fedele che vi si accosta con cuore sincero un aiuto, un ponte attraverso cui è possibile il raggiungimento della consapevolezza di essere un thetan, ossia un soggetto spirituale individuale ed immortale, consapevole di essere consapevole e conseguentemente in grado di conoscere le proprie origini divine.

È qui facilmente riscontrabile la convergenza con l'intendimento agostiniano Deum et animam scire cupio: desidero ardentemente conoscere con certezza (scire) Dio e l'anima".169

E quel concetto di scire, di cui si avvale Agostino ad intendere l'ardente desiderio che lo guida, è rappresentato dallo stesso identico prefisso, giova sottolinearlo, che compare nel termine Scie-ntology ed è riferito, nella pratica religiosa di Scientology, alla stessa accezione semantica, gnoseologica e soteriologica che ritroviamo negli scritti agostiniani e, in generale, nella vasta letteratura filosofica platonica, neoplatonica e mistica. In esso è incluso anche il classico significato anamnestico che il platonismo attribuiva all'atto del conoscere, consistente in ultima analisi nel ricordare (anamnesi), nel riconquistare cioè nel proprio sé quella conoscenza smarrita durante la caduta ed il coinvolgimento nella materialità:

Scientology... non insegna niente, aiuta solo a ricordare, poiché le informazioni erano in nostro possesso già da prima....170

È bene sottolineare che, anche in Scientology, al vertice del processo conoscitivo razionale si realizza una visione che passa necessariamente attraverso una non-conoscenza (not-know) per approdare ad una comprensione soprarazionale (knowingness), definita da Hubbard la "certezza dell'essere". Si consideri in proposito l'analogia con quella "conoscenza al di sopra dell'intelligenza" e la "totale assenza di parole e di pensieri" di cui tratta Dionigi l'Areopagita, uno dei maggiori teorici del misticismo cristiano, allorché descrive la suprema unione della mente umana con l'Uno.171

Come ci ricordano le splendide parole di Happold in un suo saggio sul misticismo, il raggiungimento di alti gradi di consapevolezza spirituale si consegue riscoprendo, per gradi, il divino nel sé:

Come una lampada coperta dalla polvere, così l'eterno che è in noi è offuscato da mille distrazioni, pulsioni, pregiudizi. L'uomo deve liberarsi delle scorie del suo essere, così che possa ritrovare l' infinito centro di sé.172

Analogamente, in Scientology, l'uomo deve liberarsi dalle sue aberrazioni173, così che possa ritrovare la propria identità soprasostanziale.

Come diceva lo stesso Meister Heckhart:

L'anima è così completamente una con Dio che nessuno dei due può essere compreso senza l'altro. Si può concepire il calore senza fuoco e la luce senza il sole, ma non si può pensare Dio senza l'anima né l'anima senza Dio, tanto essi sono uno.174

Anche se, nessuno può conoscere Dio, se prima non conosce se stesso.175

"Quando una cultura - scrive Hubbard - si ritira totalmente dal perseguimento di obiettivi spirituali, finendo nel materialismo, si deve cominciare a dimostrare che ognuno è un'anima, non un animale materiale. Da questa realizzazione della propria natura religiosa, gli uomini possono giungere di nuovo alla consapevolezza di Dio e diventare più se stessi".176

Dio, l'Uno, l'Eterno, che, come scrive Dante, "solo amore e luce ha per confine".177

Privo cioè di qualsiasi determinazione e distinzione: pura, semplice, totale Libertà.


Note:

124 Con più di 20.000.000 di copie in dozzine di lingue, Dianetics è rimasto un best-seller per più di cinquanta anni.
125 Dal latino audire, ascoltare.
126 Pragmatica (da pragma, 'azione’) in quanto non limitata ad una visione puramente astratta e teoretica della verità, ma proiettata verso una pratica utilità per la vita dell’individuo e della società nel suo insieme; intendendosi per utilità la capacità di una dottrina di valere come guida della condotta pratica dell’uomo nei confronti delle cose, degli altri uomini. Per maggiori informazioni, cfr. William James, Pragmatismo, Il Saggiatore, Milano 1994.
127 Aperta cioè a tutte le confessioni, da pan, 'tutto’.
128 Si veda quanto già precedentemente detto a proposito delle definizioni essenziali di filosofia e religione, nella sezione dedicata alla mistica di Meister Eckhart.
129 Maieutico, relativo alla maieutica: nell'ambito socratico-platonico, il criterio di ricerca della verità, consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovarla in se stesso e a trarla fuori dalla propria anima (dal gr. maieutikós 'proprio dell'ostetricia').
130 Da Scientology: una nuova ottica sulla vita, L. Ron Hubbard.
131 Da I fondamenti del pensiero, L. Ron Hubbard, New Era Publications International ApS,
2007.
132 Dal greco kinétikós, 'attinente al movimento’; kinétós 'mobile’.
133 Cfr. Henri Bergson, L’evoluzione creatrice, Raffaello Cortina Editore, 2002.
134 La lettera theta è anche iniziale di theos (dio) e di thymos (anima).
135 Per approfondimenti: L. Ron Hubbard, Scienza della Sopravvivenza, New Era Publications International ApS, 2007.
136 Determinare deriva infatti dal prefisso de- che indica separazione e terminare, 'porre i confini’, quindi de-limitare.
137 Dalla conferenza Miracoli, L. Ron Hubbard.
138 Per approfondimenti: Immanuel Kant, Critica della Ragion Pura, Editori Laterza, 2000.
139 Da apophatikos, 'negativo’, che esprime negazione.
140 Si veda a questo proposito anche la nota 48, in merito alla concezione della immobilità
dell’anima di Incmaro di Reims.
141 Da Scientology 8-8008, L. Ron Hubbard, New Era Publications International ApS, 2007.
142 Cfr. Sant'Agostino, De quantitate animae i,2: “Nam neque ex terra neque ex aqua neque ex aere neque ex igni neque ex his omnibus neque ex aliquibus coniunctis horum constare animam puto”.
143 Cfr. Sant'Agostino, De quantitate animae iii,4: “Non enim ullo modo out longa out lata out quasi valida suspicanda est anima: corporea ista sunt, ut mihi videtur, et de consuetudine corporum sic animam quaerimus”.
144 Cfr. L. Ron Hubbard, Hai vissuto prima di questa vita?, New Era Publications International ApS, 2007.
145 Da The Scientologist, a Manual on the Dissemination of Material, L. Ron Hubbard.
146 Cfr. Plotino, Enneadi.
147 Cfr. l’analoga visione della filosofia platonica e di quella gnostica, precedentemente trattate.
148 Cfr. nota 136.
149 Phantasmata: immagini, rappresentazioni della fantasia.
150 Dal latino super-stare, stare sopra, sovrastruttura, l’esatto opposto etimologico di sub-stare, substantia, 'sostanza'.
151 Da The Scientologist, a Manual on the Dissemination of Material, L. Ron Hubbard. In altri termini, ciò che sosteneva anche lo stesso Agostino: “… partecipe di ragione, addetta a governare il corpo”. Cfr. nota 39.
152 Cfr. L. Ron Hubbard, I fondamenti del pensiero, New Era Publications International ApS, 2007.
153 Da Fenomenologia dello spirito, Hegel.
154 Naturalmente, come scrive Marco Vannini: “Unione con Dio non significa affatto divinizzazione dell'io personale, ma la sostituzione di esso con il vero io, che giace per così dire nascosto nel fondo dell'anima”. Per approfondimenti: La morte dell'anima. Dalla mistica alla psicologia, Marco Vannini, Le Lettere, 2003.
155 Vedanta, voce sanscrita, 'fine dei veda'. Il Vedanta è basato principalmente sulle Upanishad e sul Brahmasutra. Advaita è una voce sanscrita che significa non-dualità, dottrina fondamentale del Vedanta secondo la quale il dualismo dell'io e del mondo è solo il risultato dell'illusione (maya) e dell'ignoranza (avidya).
156 Cfr. l'espressione di Agostino regendo corpori adcommodata, nota 39: l'anima incaricata di guidare il corpo.
157 Cfr. L. Ron Hubbard, Professional Auditor's Bulletin 130, del 15/02/58.
158 Cfr. L. Ron Hubbard, I fondamenti del pensiero, New Era Publications International ApS, 2007.
159 Dal greco ekstasis, dal verbo existanai, star – histanai, fuori –ex, di sé.
160 Sant'Agostino, De immortalitate animae, i, 1. Si veda anche nota 44.
161 Cfr. sezione relativa al Buddhismo ed alla mistica di Eckhart.
162 Si veda nota 155.
163 Cfr. Immanuel Kant: “Due cose riempiono l'animo di ammirazione e di reverenza sempre nuove e crescenti, quanto più spesso e più a lungo il pensiero vi si sofferma: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”. (Critica della ragion pratica).
164 Cfr. L. Ron Hubbard, Conferenza Saint Hill Special 6108C08.
165 Cfr. L. Ron Hubbard, Operational Bulletin 1. Cfr. Agostino, De quantitate animae, ii,3: “Essa [l'anima] mi pare simile a Dio” (Deo similis). Per Agostino, Dio è intimamente presente nell'uomo: “Deus intimior intimo meo” (Dio è più intimo di quanto non lo sia io per me stesso) e “In interiore homine habitat veritas” (la verità è nell'interno dell'uomo) (dal De vera religione).
166 Cfr. Regis Dericquebourg, docente di Sociologia delle Religioni, Università di Lilla, Francia, Scientology.
167 Cfr. Prof. David Chidester, professore di Religione Comparata, Università di Città del Capo, Sud Africa, Scientology: una religione in Sud Africa.
168 Don Antonio Contri, Docente emerito di Teologia, Presidente del GRIS - Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa, lettera 18 Aprile 2008 ai dirigenti di Scientology.
169 Cfr. Agostino, Soliloquia i, ii,7.
170 Cfr. L. Ron Hubbard, I fondamenti del pensiero, New Era Publications International ApS, 2007. Cfr. Sant'Agostino "…a me pare …che quel che si dice imparare non sia nient'altro che un richiamare alla memoria e un ricordare" ("…quod dicitur discere, quam reminisci et recordari"), De quantitate animae, xx,34. Cfr. anche la teoria delle reminiscenza di Platone, precedentemente trattata.
171 Dionigi l'Areopagita, De mystica theologia.
172 F.C. Happold, Misticismo, Studio e Antologia, Oscar Mondadori, 1987.
173 Da intendersi come deviazioni da un modello di razionalità, fondamentalmente insito
nell'essere spirituale. Cfr. nota 53.
174 Meister Eckhart, Sermone 59.
175 Meister Eckhart, Sermone 54b, Haec est vita aeterna.
176 L. Ron Hubbard, HCOPL 21/02/91, Influenza religiosa nella Società.
177 Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, XXVIII,54.


Un grato riconoscimento viene dato alla L. Ron Hubbard Library per avermi permesso di riprodurre stralci delle opere di L. Ron Hubbard tutelate da copyright.
Scientology, filosofia religiosa applicata, è un marchio d'impresa e di servizio di proprietà del Religious Technology Center ed usato col suo permesso.

Filosofia e Religiosità di Scientology - Parte terza

...continua dalla seconda parte

MEISTER ECKHART (1260 - 1327)

Rimanendo sempre nel XIII secolo, periodo in cui l'aristotelismo era indubbiamente l'ideologia dominante, incontriamo un'altra importante figura della filosofia cristiana sull'anima: il domenicano tedesco Johannes Eckhart von Hochheim, meglio conosciuto come Meister Eckhart (in italiano: Maestro Eckhart), ritenuto uno dei più importanti filosofi e teologi della cosiddetta mistica72 speculativa cristiana.

L'anima secondo Eckhart consiste in:

1. Potenze, cioè le facoltà intellettive, come ad esempio l'intelletto, la volontà, la memoria.73 Elementi esteriori, sotto il dominio dello spazio-tempo.

2. Immagini creaturali, cioè le immagini attraverso cui operano le potenze. Hanno origine dall'egoità, o forza appropriativa (in tedesco eigenschaft): l'ego, il legame al proprio io, al proprio egoismo.

C'è però nell'anima quello che Eckhart chiama:

3. Il fondo dell'anima.74

È questa l'essenza dell'anima, è la "parte"75 più pura e più intima dell'anima, è l'essere dell'anima, distinto dalle sue potenze, è il "luogo" dell'anima che è capace di accogliere Dio soltanto e in cui Dio solo può entrare.

Qui è dove il termine anima non è più sufficiente, qui è dove l'anima diventa Spirito.

Anche le più elevate potenze dell'anima, ovvero l'intelletto, la volontà, la memoria, non possono neppure gettare uno sguardo nel fondo dell'anima, perché anch'esse, nel loro operare (conoscere, amare, ricordare), hanno bisogno della mediazione delle immagini, mentre l'essenza dell'anima non può essere toccata tramite mediazioni. Non ha alcun bisogno di immagini.

Qui è dove avviene ciò che Eckhart chiama il "distacco": "L'anima esce da se stessa e Dio entra in essa". Il distacco è essenzialmente una conoscenza, è l'operazione conoscitiva attraverso la quale l'uomo è in grado di conoscere Dio nel fondo della propria anima.

Il fondo, l'essenza dell'anima dunque altro non è che l'imago Dei, l'immagine di Dio nell'anima stessa. Attraverso il distacco, il divino diventa umano e l'umano diventa divino.

Nel fondo dell'anima avviene, dice Eckhart, la "generazione" del Logos (Figlio, equivalente a Spirito). Si tratta dunque della "generazione" dello Spirito ovvero dell'esperienza dello spirito nello Spirito. Si realizza, in altre parole, la nascita di Dio in noi.

Con il distacco, si avvia quindi quel processo di cristificazione di cui parla anche Paolo: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me".76

È qui che si scopre davvero come conoscenza di sé e conoscenza di Dio siano la stessa cosa. L'anima è spirito come Dio è spirito.77

I due non sono più due, ma uno nello spirito (unitas spiritus). Unione profonda di conoscenza e di amore, che insieme rendono l'anima "semplice" e insieme danno la possibilità di "generare", cioè di creare, moltiplicare la creazione.

L'anima prende il proprio essere direttamente da Dio, e perciò Dio è più vicino all'anima di quanto essa lo sia in se stessa, e perciò Dio è nel fondo dell'anima con tutta la sua divinità.78

Unione con Dio non significa divinizzazione dell'io personale, bensì la sostituzione di esso con il vero io, che giace per così dire nascosto nel fondo dell'anima. Riprendendo la dottrina agostiniana, Eckhart conferma che Dio è intimamente presente nell'uomo, anzi, ne è la più profonda intimità e realtà. L'anima è imago Dei, immagine di Dio. L'anima è fatta secondo Dio stesso. L'essenza, ovvero il fondo dell'anima, è l'immagine di Dio nell'anima. Eckhart, in perfetta sintonia con Agostino, afferma che Dio penetra nell'anima ed è a lei più intimo di quanto lo sia a se stessa. L'anima esce da se stessa, cioè dalle sue potenze, dalle immagini, dalla sua egoità, e Dio entra in essa, cioè nel fondo dell'anima.

La conoscenza di Dio genera, a sua volta, conoscenza di sé, ma non si tratta di conoscenza nel senso oggettuale, bensì di un conoscere che è un essere la cosa stessa. Non si tratta di credenza o non credenza, o della questione dell'esistenza di Dio o simili, si tratta dell'essere, o del non essere, dello spirito: movimento dell'io a Dio e di Dio all'io, ove i due (anima e Dio) non sono più due ma uno (Anima-Dio). Il divino diventa umano e l'umano diventa divino.

Solo grazie alla scintilla divina che l'uomo ha in sé, egli è in grado di sollevarsi al di sopra di ogni attività sensibile ed intellettuale, alla contemplazione.

La contemplazione è paradossalmente una non-conoscenza, una condizione di cecità, un non-sapere; ma essa solo è il possesso, il godimento della verità, essa sola è la fede.

L'anima scopre Dio nella radicale negazione di ogni essere e di se stessa, al di là di ogni discorso, in un contatto immediato che si realizza nel fondo dell'anima: condizione di questo cammino verso Dio è vedere "tutte le cose e noi stessi come un puro nulla"; suo esito è la rinascita dell'uomo in Dio, o addirittura, come accade ai mistici e santi, l'unione totale con Dio.

La vera fede, per Eckhart, non è credenza ma conoscenza. È conoscenza dello spirito nello Spirito. È il raggiungimento della realtà ultima dell'anima e di Dio nella loro identità. La fede rivela all'uomo che la deità di Dio e la sostanza dell'anima coincidono, sono identiche.79

L'insegnamento eckhartiano rappresenta la sintesi filosofica della sapienza classica platonica e di quella cristiana alla fine del medioevo. Per fornire un ulteriore aiuto alla comprensione del lettore, esso può essere così schematicamente riassunto:

  1. Dio e l'anima sono la stessa cosa. Dio è spirito ed anche l'uomo, la sua anima sono essenzialmente spirito.
  2. Conoscenza di sé e conoscenza di Dio sono la stessa cosa. Non vi può essere una ricerca sull'anima che non sia ricerca sulla verità in sé, sul valore in sé, dunque su ciò che chiamiamo Dio.
  3. Il sapere dell'anima si acquisisce scendendo nel profondo dell'anima, al di là delle radici egoistiche dell'io, al di là del mero psichismo.80
  4. Il profondo, il fondo dell'anima, che è comunque un fondo senza fondo, è ben distinto dalle sue potenze. Non è un luogo dell'anima, ma il suo vero essere. Il fondo dell'anima è l'atto più profondo di amore e conoscenza, nel quale si conosce/genera il Logos, Dio e insieme noi stessi.
  5. Il distacco è il momento essenziale dello spirito: gioia profonda, esperienza del presente come eterno. Il momento essenziale della vita dello spirito è la riflessione, la consapevolezza del finito, la negazione ovvero il distacco appunto, che è lo spirito stesso. Esso è gioia profonda, trasfigurazione luminosa di tutta la realtà, esperienza del presente come eterno. Questo distacco è fare il vuoto, liberarsi da tutte le opinioni, accettando lietamente il presente come un dono. Echhart chiama Dio "supremo distacco".

Il mistico domenicano mette l'accento, inoltre, sul fatto che l'apprendimento di questa condizione dello spirito può essere raggiunta solitamente dopo lunghi anni di esercizio e la paragona all'apprendimento della lettura e della scrittura. Sebbene per quei tempi (come ai nostri) la preghiera contemplativa era fortemente diffusa nella popolazione, la radicalità delle sue affermazioni lo portarono al conflitto con la curia romana. Il che non desta sorpresa, se si confrontano le tesi eckhartiane con quelle assai diverse, ad esempio, della dottrina tomistica dello stesso periodo.

È comunque proprio grazie al contributo filosofico di Meister Eckhart che possiamo ora concepire e comprendere una ulteriore, illuminante semplificazione della definizione di filosofia e della definizione di religione, anzi una vera e propria sintesi tra filosofia e religione. Cioè, quelle che potremmo chiamare le definizioni essenziali di filosofia e religione:

Filosofia è esercizio della ragione alla ricerca solo e soltanto della Verità.

Religione è orientamento allo Spirito, cioè a Dio, ovvero all'Assoluto, ed ad esso soltanto.81

Il pensiero di Eckhart riconduce la religione nell'alveo della filosofia, dopo che quest'ultima era stata relegata, soprattutto da Tommaso d'Aquino, al ruolo servile di semplice ancella della teologia. La filosofia riconquista la sua funzione di "medicina dell'anima".82 Risorge come "esercizio spirituale", volto ad un mutamento di vita, ad una liberazione dalla alienazione causata dalle passioni, e dunque, essenzialmente, ad un distacco dall'individualità egoistica ed a un ritorno dell'Io a se stesso, alla Verità che abita in interiore homine, come diceva Agostino.

Eckhart afferma infatti che i filosofi pagani conobbero la verità prima del Cristianesimo (sermone 36); che, nell'essenziale, la scrittura e la filosofia sono in accordo; che Mosè, Cristo ed il filosofo greco insegnano le stesse cose; che i maestri pagani conobbero la virtù meglio di San Paolo, perché la conobbero per esperienza e non per grazia ricevuta dall'alto (sermone 86).83

E la religione non è un complesso di credenze e di dogmi. La religione è veramente e solamente religio, cioè legame spirituale, non più superstizioso e mitologico, tra uomo e Dio: unitas spiritus, unità dello spirito.

Essere Dio, diventare Dio: questo il linguaggio che il mistico non teme di usare, ben consapevole che non si tratta di uno sciocco e blasfemo elevarsi al rango dell'Ente supremo, come le menti rozze possono credere, bensì, al contrario, di farsi nulla, annientarsi in quanto egoità (eigenshaft) e così riconoscersi come spirito, ovvero spirito nello Spirito.84

Nonostante l'opera mistica eckhartiana sia da considerarsi per molti versi anomala nel panorama generale della dottrina cristiana e nonostante la sua opera abbia subito una dura condanna ecclesiastica, egli tuttavia è stato e rimarrà sempre la figura forse più rappresentativa e normativa della spiritualità cristiana.85

Meister Eckhart ha infatti profondamente segnato la storia del pensiero filosofico occidentale, influenzando alcuni dei più grandi filosofi successivi, quali ad esempio Cusano, Spinoza, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche.

A noi, uomini e donne spesso trascinati dal vorticoso fiume dei tecnicismi e psicologismi del XXI secolo, insegna, dalla profondità e dalla semplicità della sua filosofia mistica medievale, che non ci può essere una vera religione se non vi è anche religiosità.86 La religione, senza la religiosità dei suoi fedeli, è un mero fenomeno di costume sociale. È forma senza sostanza, cioè solo formalità, esteriorità.

Al contrario, quell'orientamento allo Spirito, che dovrebbe costituire la sola base normativa per distinguere ciò che è religioso da ciò che non lo è, non può che essere essenzialmente un atto religioso prima di tutto individuale, personale, intimamente e solamente "mio". Quando scendo (o mi elevo) nel fondo dell'anima per ritrovarvi la Verità, non sto adorando un oggetto, una divinità-altra, un idolo, un ente trascendente, sto semplicemente cercando la verità della mia natura divina e, così facendo, sono mosso da un mio sentimento di religiosità. Sono, in altre parole, affrancato da qualsiasi mediazione sociale. Sono filosofo religioso, uomo spirituale. È questa la vera esperienza del divino non come oggetto, ma come soggetto, cioè come spirito.

La religiosità è ciò che crea la vera religione. E non viceversa.

LA PERSECUZIONE E REPRESSIONE DEL PENSIERO MISTICO

Il XIII secolo in Europa è dunque il secolo che vede un grande sviluppo della filosofia mistica cristiana, soprattutto grazie al pensiero di Meister Eckhart. È il secolo della Divina Commedia di Dante Alighieri, è il secolo di San Francesco d'Assisi (1181-1226) e dei suoi fraticelli che predicano la povertà e l'umiltà. È il secolo di Giotto e dei suoi sublimi capolavori.

Tuttavia è anche il secolo in cui papa Innocenzo III ordina la crociata contro le popolazioni catare, di fede gnostica, nella Francia meridionale, rendendosi così colpevole di uno dei più efferati crimini contro l'umanità: lo sterminio di un milione di fratelli cristiani seguaci della eresia catara.

Non si salvarono neppure quei pochi catari che erano riusciti a fuggire in Italia e si erano insediati a Sirmione sul lago di Garda. Il 13 febbraio del 1278, duecento di loro vennero bruciati vivi nell'arena di Verona, solo perché colpevoli di professare principi gnostici non conformi alla dottrina della Chiesa. Fu quella la più grande esecuzione, in numero di vittime, mai avvenuta per eresia in un sol giorno nella miserabile storia dell'Inquisizione italiana.87

È questo infatti il secolo in cui viene fondata da papa Gregorio IX la "santa" Inquisizione, allo scopo di meglio perseguire e sopprimere tutte le forme di eresia, cioè di deviazione dalla dogmatica ufficiale. E la cui gestione è affidata all'ordine dei domenicani, da allora sarcasticamente soprannominati Domini canes, cani di Dio.

Lo stesso santo e dottore angelico domenicano Tommaso d'Aquino scriveva nella sua Summa theologiae queste parole:

Per quanto riguarda gli eretici, questi si sono resi colpevoli di un peccato che giustifica il fatto che essi vengano non solo estromessi dalla Chiesa attraverso la scomunica, ma anche allontanati da questo mondo per mezzo della pena di morte....88

Anche la mistica eckhartiana fu condannata come eresia.89 A partire dal XIII secolo, vennero inquisiti e condannati tutti coloro che avevano professato idee simili a quelle di Eckhart: Margherita Porete, Teresa d'Avila, Fenelon, Madame Guyon, Angelus Silesius, Miguel de Molinos e molti altri mistici che avevano osato cercare Dio nel profondo della loro anima. I loro libri bruciati dall'Inquisizione.

Il 18 novembre del 1302 veniva pubblicata la bolla Unam Sanctam di papa Bonifacio VIII, nella quale si stabiliva che la Chiesa cristiana è unica e al di fuori di essa non c'è salvezza.90

Il Concilio Ecumenico XV, che si tenne tra il 1311 e il 1312, nella cittadina di Vienne in Francia, promulgò il decreto Fidei catholicae fundamentum (Fondamento della fede cattolica), con cui vennero dichiarati eretici e condannati al rogo i Cavalieri Templari91 e nel quale fra l'altro si legge:

... definiamo che chiunque oserà affermare, difendere o sostenere con ostinazione che l'anima razionale o intellettiva non è la forma del corpo, debba essere ritenuto eretico.92

Dopo il Concilio di Vienne, dunque, l'anima viene sempre più inchiodata al corpo, sempre più ridotta nella sua dimensione spirituale e sempre più incarnata nella sua realtà terrena, corporea, umana, aristotelica.

Proprio a causa di questa feroce repressione del pensiero mistico, dal sec. XIII in poi, si crea una visione della realtà intimamente dualistica, con una distanza sempre più accentuata tra naturale e soprannaturale, umano e divino.

Nei secoli successivi, la Chiesa riafferma l'alterità, la trascendenza di Dio: non un Dio che risiede nel fondo dell'anima umana, come "ereticamente" proposto da Eckhart, ma un Dio come ente separato e distinto, un ente creatore e pre-esistente al mondo, Dio come Altro, lui lassù e noi quaggiù, e nel quale si debba credere e da cui deriva la sola possibilità di salvezza.

L'anima non è più vista come spirito, bensì come un'entità oscura, indefinibile, relazionata al corpo, fusa e confusa con esso, non separabile dalla sua realtà corporea, e la cui salvezza può avvenire solo accettando ed osservando scrupolosamente i dogmi sanciti dalla dottrina ufficiale.

Viene respinta la filosofia del fondo dell'anima di Eckhart e l'attenzione si sposta sempre di più solo sulle "potenze" dell'anima, dando alla religione, nei secoli successivi, in tutta l'Europa, una veste sempre meno spirituale e sempre più moralistica, assolutistica e dogmatica.93

Con la persecuzione e la repressione della visione mistica dell'anima umana, si rinforza la religione come fenomeno di coesione sociale, ma si indebolisce la religiosità come sentimento individuale. Preparando così un fertile terreno per l'avvento del moderno psicologismo94 laicista, che rappresenta così, per sua stessa definizione, non solo la morte dell'anima, ma anche la morte della filosofia.95

COINCIDENZE E SOMIGLIANZE TRA MISTICA CRISTIANA E MISTICA INDUISTA

L'Induismo è senza alcun dubbio la più antica delle religioni oggi presenti nel mondo, con radici che si perdono nelle origini stesse della religiosità: i Veda,96 inni e preghiere risalenti ad un periodo probabilmente compreso tra il secondo e il primo millennio a.C., e tramandati oralmente da una generazione all'altra, come patrimonio esclusivo degli antichi sacerdoti brahmanici.97

Il termine sanscrito Veda indica la conoscenza (vidya), la visione (latino video, greco oida), ossia un sapere che consente di vedere la verità del divino e di identificarsi con essa, raggiungendo la libertà e la salvezza. L'uomo senza conoscenza è come una rana in uno stagno asciutto, prosciugato.

L'oggetto di questa conoscenza è per l'induismo il Dharma: il fondamento dell'universo, il principio che governa il mondo, l'armonia segreta del fluire del cosmo. L'insegnamento del Dharma spetta al sacerdote, al guru; la sua difesa al sovrano.

Alla base del Dharma, la conoscenza che salva è il ri-conoscimento che il proprio spirito (atman) o Sé individuale non è altro che lo Spirito divino, universale (Brahman). Lo scopo della religione non è altro che risvegliare quella coscienza del divino che è in noi, consentendo al fedele devoto di ritornare nel Tutto, ossia in quello stato nativo, in quella condizione primigenia, in quel principio spirituale da cui egli è derivato, e in cui era prima del suo tempo terreno.

Attraverso questo ritorno, questa conoscenza, il fedele perde finalmente l'illusione di essere un sé individuale e umano, ritrovando la beatitudine della sua identità universale e divina, nell'unione con il Tutto. Brahman e atman sono i due nomi della verità, due prospettive di un'unica realtà.

In verità questo grande e increato atman, senza vecchiaia, senza morte, immortale, privo di timore, è il brahman. In verità il brahman è felicità e diventa il brahman stesso, che è felicità, colui il quale così si conosce.98

Colui il quale venera una divinità considerando che essa sia altra da sé: "altri è il dio, ed altri sono io", costui non sa. Per gli dei egli è come una bestia.99

Così come diceva il mistico cristiano Eckhart:

Chi ha il proprio essere in Dio, ha pace; chi lo ha fuori di Dio, non ha pace.100
Molta gente semplice immagina Dio lassù e noi quaggiù. Ma non è così: Dio e io siamo una cosa sola.101

Un altro capolavoro mistico dell'India è ritenuto la Bhagavad-Gita, ovvero il Canto del beato, probabilmente risalente al II secolo a.C., costituito da un dialogo tra l'eroe Arjuna e il dio Krishna alla vigilia di una grande battaglia per la conquista del regno.

Arjuna, pur essendo un valoroso guerriero, è sconfortato soprattutto nella prospettiva di dover uccidere in battaglia quelli che, seppur avversari, sono suoi parenti e sono stati, un tempo, suoi maestri. Il dio Krishna, personificato nell'auriga che conduce il carro da guerra di Arjuna102, gli parla e gli presenta i suoi insegnamenti, rivelandogli i suoi misteri e concedendogli infine la visione della sua "natura ultima che comprende tutte le forme".

Non ci fu un tempo in cui Io non esistessi, né tu, né questi guerrieri: e nessuno di noi in avvenire cesserà di esistere.103
Ciò che non esiste non può giungere ad essere; ciò che esiste non può cessare di essere. Chi coglie l'essenza della verità comprende entrambe le cose.104
Sappi che ciò che pervade questo universo è immortale. Nessuno può determinare la distruzione di quello, che è inestinguibile.105

Arjuna, seppur sbigottito da una simile visione, comprende di essere strumento ma anche artefice di un grandioso destino, cosmico e divino. Con mente pura e distaccata, si avvia dunque alla battaglia.

Considerato libro sacro dell'Induismo, alla pari con i Veda, la Bhagavad-Gita costituisce una esposizione delle diverse vie indù di salvezza, principalmente la bhakti106, cioè quel rapporto di fede, amore, devozione verso il divino, che conduce appunto alla liberazione (moksa) dalle catene che legano il sé interiore dell'uomo alla materialità dello spazio e del tempo. Questo processo di liberazione dunque presuppone necessariamente un graduale distacco dal mondo illusorio dei sensi (maya), dagli intralci che formano la natura del mondo, del male, della sofferenza, del non-sapere. Per sfuggire al ciclo delle rinascite, liberandosi definitivamente del karma107. Fino al raggiungimento di uno stato di libertà totale che è unione (yoga) con la divinità.108

Si possono evidenziare molti parallelismi tra la visione mistica induista e quella cristiana109, ma basti qui sottolinearne i principali:110

L'identità tra spirito incarnato nel soggetto umano (atman) e lo spirito divino, universale (brahman) è il cardine principale sia della mistica induista che di quella di Eckhart (il fondo dell'anima): tutto è in Dio, tutte le creature sono nell'Essere, fuori dal quale nulla è. Ciò è del resto in strettissimo parallelo con il principio agostiniano per cui l'uomo si trasforma in quello che ama: in terra se ama la terra, in Dio se ama Dio.111

La dottrina della salvezza, della liberazione (bhakti, moksa) della Bhagavad-Gita è identica a quella del distacco della mistica cristiana di Eckhart.

Induismo e mistica cristiana sono entrambi esperienza del divino presente nell'uomo. Esperienza cioè dello spirito nello Spirito.

La condizione di beatitudine che il dio Krishna descrive al suo discepolo è identica alla beatitudine di cui gode l'uomo nobile di Eckhart, l'uomo cioè che esercita il distacco dall'egoità, che discende nel profondo di se stesso e vi coglie l'unità profonda tra uomo e Dio:

Colui nel quale tutti i desideri penetrano come le acque nel mare, che, pur essendone riempito da tutte le parti, resta però immutabile, raggiungendo la pace - l'uomo che agisce senza attaccamento, abbandonando i desideri, distaccato dal proprio ego, senza orgoglio, senza vanità, costui non si smarrisce più nell'illusione, ma raggiunge la beatitudine divina dello spirito.112

In strettissima analogia con le parole di Meister Eckhart:

L'anima conosce Dio quando è una sola cosa con lui e con l'essenza divina. E questa è la vera beatitudine, che l'anima abbia vita ed essere con Dio. E questa è la conoscenza di Dio, che toglie via ogni altra conoscenza ed essere. L'anima conosce se stessa e nessun'altra cosa se non se stessa in Dio, e Dio in lei, e in lui tutte le cose. Tutto quel che è in Dio, essa lo conosce insieme a lui, ed opera con lui tutte le sue opere. Allora non è niente, non sa niente, se non se stessa in Dio e Dio in lei.113

Il concetto induista del ritorno all'Uno del resto, è presente in tutta la filosofia mistica neoplatonica-agostiniana, non solo in Eckhart. Basti ricordare, fra gli altri, lo spagnolo Giovanni della Croce, in quella che egli chiamò "estasi cosmica", ovvero il riconoscimento dell'identità del Tutto, e dunque del divino in tutto il cosmo e in tutti gli esseri, che tutti sono in Dio:

Miei sono i cieli e mia la terra; miei sono i popoli; miei sono i giusti e miei i peccatori, miei sono gli angeli e mia la Madre di Dio; tutte le cose sono mie e Dio stesso è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me.
Cosa chiedi dunque e cosa cerchi, anima mia? Tutto ciò è tuo e tutto è per te.
114

COINCIDENZE E SOMIGLIANZE TRA MISTICA CRISTIANA E MISTICA BUDDISTA

Il buddhismo ebbe origine in India nel VI secolo a.C., quasi come una forma di "dissidenza" religiosa e filosofica nei confronti della tradizione sacra della rivelazione contenuta nei Veda. Esso negava l'esistenza di dei personali e di un principio assoluto e riconosceva l'origine del dolore e della sofferenza nell'attaccamento al mondo, nel desiderio, nella cupidigia, in quella sete causata dalle passioni umane che non può essere soddisfatta nemmeno dall'ottenimento delle stesse cose che si desiderano.

La salvezza è invece nel cessare, nell'estinguere questa sete. La salvezza è distacco dall'egoismo, dall'avidità e dalle abitudini nocive. Questo distacco è frutto della conoscenza, così come invece il male, il dolore, l'attaccamento è frutto dell'ignoranza.

La conoscenza dunque, ancora una volta, è la chiave della liberazione, proprio perché la conoscenza "distacca". La via del risveglio, dell'illuminazione115 fu dunque anche per Buddha la via del distacco, cioè quella via della contemplazione distaccata, che abbiamo già incontrato nella Bhagavad-Gita e nella dottrina mistica di Eckhart.

E che ritroviamo nello stesso atteggiamento contemplativo del monaco buddista, il quale

... giunge a guardare il proprio corpo con assoluto distacco, come cosa estranea a se stesso, cui si può e si deve essere assolutamente indifferenti, senza attaccarsi ad alcunché nel mondo.116

L'insegnamento del Buddha, in sintesi, è diretto al conseguimento di una liberazione dal samsara117, di una "cessazione della sete di vita", di un distacco che conduce al nirvana118, cioè alla condizione della mente illuminata, alla più alta esperienza spirituale:

Ciò che non ha nascita, ciò che non invecchia e non decade, ciò che non muore, ciò che è senza dolore, ciò che è puro, totalmente libero da vincoli: il nirvana.119

E colui che raggiunge il nirvana fin da questa vita è l'arhat, l'uomo che si è liberato da tutti i legami e da tutte le passioni, che ha svuotato120 la mente da tutte le illusioni e che, pertanto, non avrà più bisogno di nascere di nuovo.

Seppur con notevoli distinzioni di ordine teologico, ritroviamo comunque delle notevoli somiglianze tra il pensiero eckhartiano e quello buddista, come lo stesso Schopenhauer rilevava:

Se ci allontaniamo dalle forme prodotte, dalle circostanze contingenti, ed andiamo verso il nucleo delle cose, troveremo che Sakyamuni [Buddha] e Meister Eckhart insegnano la stessa cosa; soltanto che il primo osa esprimere le sue idee in modo semplice e affermativo, mentre Eckhart è obbligato a racchiuderle nei vestiti del mito Cristiano, e deve adattare le sue espressioni di conseguenza.121

Per sottolineare solo alcune di quelle somiglianze, basti ricordare che il concetto stesso di "fare il vuoto" accomuna moltissimo il buddhismo alla mistica eckhartiana, in cui troviamo spesso concetti come "diventare nulla è diventare Dio".

Ma ovviamente, la miglior consonanza tra queste due grandi visioni mistiche e filosofiche la troviamo nel concetto stesso del "distacco", che, nel buddhismo, scopriamo orientato verso il nirvana, mentre in Eckhart, verso l'unione con Dio, il Logos, esperienza dello spirito nello Spirito.

Sebbene la mistica buddhista, che non fa mai alcun riferimento a un Dio, sia ovviamente diversa da quella fondata su basi neotestamentarie di Eckhart, non sfugge tuttavia allo studioso la profonda religiosità che pervade tutto l'insegnamento del Buddha e che merita lo stesso rispetto di quella del grande mistico tedesco:

Il buddhismo e in particolare lo Zen sono la via religiosa che non nomina Dio come persona, ma concentra il suo cammino verso la natura autentica, quindi divina, che sostiene tutto ciò che esiste. È il cammino religioso che le religioni cosiddette monoteistiche, concentrate sull'aspetto personale della divinità non hanno percorso ... Il Buddhismo è la religione che venera la natura divina dell'esistente, come nessun'altra, molto più radicalmente che le religioni animistiche o naturalistiche.122

Così come grande rispetto certamente merita il messaggio di tolleranza che ci proviene dall'insegnamento del Buddha, un insegnamento che, paradossalmente, non ha nessuna dottrina da insegnare e da affermare:

Credere in una dottrina significa perdere la libertà. Diventando dogmatici, si pensa che la propria dottrina sia l'unica giusta e si accusano le altre di eresia. Dalla ristrettezza di vedute nascono dispute e conflitti capaci di espandersi all'infinito, non solo sprecando tempo prezioso, ma provocando a volte una guerra. L'attaccamento alle opinioni è il massimo ostacolo al sentiero spirituale. Legandoci a opinioni ristrette, ne veniamo irretiti a tal punto che chiudiamo la porta alla verità.123

continua con la quarta parte...


Note:

72 Dal greco mystikós 'relativo ai misteri': dottrina e pratica religiosa aventi lo scopo di realizzare un diretto contatto o una comunione dell'uomo con il divino.
73 Queste sono in pratica ciò che molto più tardi Nietzsche chiamerà "la volontà di potenza".
74 In tedesco "grund": fondo, ma anche fondamento, motivo, causa.
75 Attenzione: la distinzione tra essenza, o fondo, dell'anima e potenze dell'anima non impedisce però l'unità dell'anima. Per Eckhart non vi sono due anime o due parti dell'anima: l'unità dell'anima sta nel fatto che le potenze traggono origine dall'essenza dell'anima. Nel suo fondo non operano più le potenze dell'anima, bensì Dio stesso e solo Dio stesso, come spiegato subito appresso.
76 San Paolo, Lettera ai Galati, 2,20.
77 Il punto di partenza della mistica di Eckhart è indubbiamente il vangelo di Giovanni, che
ricordiamo è l'unico testo evangelico in cui all'uomo storico Gesù è dato il titolo di Dio ed è anche quello in cui compare la nozione di Dio non come ente, il biblico Jahvè, ma come Spirito, che è presente in ogni uomo innovato, in ogni "amico" di Cristo. Cfr. Marco Vannini, La mistica delle grandi religioni, Mondadori, 2004, pag. 270.
78 Dal Sermone In Diebus suis, Eckhart.
79 Per approfondimenti: Marco Vannini, Tesi per una riforma religiosa, Le Lettere, 2007; Marco Vannini, La Morte dell'Anima, dalla mistica alla psicologia, Le Lettere, 2003; Marco Vannini, Mistica e filosofia, Le Lettere, 2007.
80 Per psichismo si intende tutto quell'insieme di attività psichiche che si svolgono
indipendentemente dalla coscienza, come quelle attribuibili agli animali.
81 Si riafferma in Eckhart la nozione di Dio come Spirito, non un oggetto o un ente. Come diceva Giovanni, non si adora né nei templi né sui monti (Gv, 4, 22).
82 Cicerone, Tusculanae III,6.
83 Per approfondimenti: Marco Vannini, Tesi per una riforma religiosa, Le Lettere, 2007.
84 Da La Religione della ragione, Marco Vannini, Bruno Mondadori, 2007.
85 Cfr. Marco Vannini, Tesi per una riforma religiosa, Le Lettere, 2007.
86 Per religione infatti si intende comunemente il fenomeno sociale; per religiosità il fenomeno individuale. La religione è un fatto oggettivo perché riguarda un oggetto sociale; la religiosità è un fatto soggettivo perché riguarda un soggetto. Cfr. Antonello Mela, Religione e religiosità nella società dei bisogni virtuali, Università degli Studi di Sassari, 1997-98.
87 Cfr. Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia, dal XII al XXI secolo, Oscar Mondadori, 2006
88 Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II a e q. XI, a.3.
89 Nel 1326, la lista di 49 imputazioni emesse dalla Santa Inquisizione a carico di Eckhart viene ridotta a 28. Di queste, il 23 marzo 1329, 17 sono ritenute eretiche dalla bolla papale In agro dominico. Delle altre 11 è comunque criticata la lettera, in quanto avrebbero dato adito a fraintendimenti.
90 Extra Ecclesiam nulla salus: al di fuori della Chiesa non vi è salvezza. È una celebre frase latina, attribuita impropriamente a San Cipriano: definisce la necessità del fedele che voglia guadagnare la salvezza nella vita eterna, di restare in seno alla Chiesa cristiana.
91 Ordine militare-religioso del Tempio, fondato nel 1119, che si proponeva la guerra contro gli infedeli e la difesa del Santo Sepolcro. Dopo le decisioni prese a Vienne, fu bruciato sul rogo il capo dell'ordine, Jacques de Molay, il 18 marzo dell'anno 1314 e più di 2000 Templari furono mandati a morte sulla base di false confessioni estorte con la tortura.
92 Si veda anche la nota 59.
93 Per approfondimenti su questo processo di progressiva estinzione della concezione mistica dell'anima umana e la conseguente nascita delle concezioni psicologiche laiche nel periodo illuministico, si veda: Marco Vannini, La morte dell'anima. Dalla mistica alla psicologia, Le Lettere, 2003.
94 Psicologismo è la tendenza a porre la psicologia a fondamento della filosofia.
95 Per approfondimenti cfr. Marco Vannini, La Morte dell'Anima, dalla mistica alla psicologia, Le Lettere, 2003.
96 I Veda si dividono in 4 gruppi principali, in ordine cronologico: 1) I più antichi, raccolti in tre collezioni: a) Rigveda, inni rivolti alle divinità; b) Yajurveda, formule liturgiche; c) Samaveda, inni accompagnati da melodie. 2) I Brahmana (circa X secolo a.C.), testi riguardanti il Brahman. 3) Aranyaka, opere esoteriche note anche come i "testi della foresta". 4) Upanishad (circa VI secolo a.C.), riguardanti l'identità tra atman e Brahman. Esse costituiscono il cosiddetto Vedanta, ovvero "conclusione dei Veda".
97 Per approfondimenti: G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, Manuale di storia
delle religioni
, Editori Laterza, 2001; Marco Vannini, La mistica delle grandi religioni, Mondadori, 2004.
98 Da Brhad-aranyaka-upanishad, IV, 4, 25.
99 Da Brhad-aranyaka-upanishad, I, 4, 10.
100 Meister Eckhart, Sermone 7, Populi eius.
101 Meister Eckhart, Sermone 6, Iusti vivent in Aeternum.
102 Cfr. il mito della biga alata di Platone, pagina 7 del presente saggio.
103 Bhagavad Gita, 2, 12.
104 Bhagavad Gita, 2, 16.
105 Bhagavad Gita, 2, 17.
106 Bhakti, derivato dalla radice bhaj, 'condividere'; per estensione il tipo di devozione che fa partecipare il fedele al divino, gli fa cioè condividere l'essenza della divinità.
107 Karma, termine sanscrito, propriamente 'opera', dal verbo kenoti 'fare': nelle religioni indiane è il peso delle azioni, delle opere, buone e cattive, anche appartenenti alle vite precedenti, che determinano la continua reincarnazione e, conseguentemente, il dolore di vivere prigionieri in corpi di carne.
108 Yoga, voce sanscrita, propriamente 'unione', dal verbo yunakti 'congiunge', di origine indeuropea, come il latino iungere 'porre al giogo': è il sistema filosofico-religioso dell'India antica, che aspira alla mistica unione della propria essenza con l'Essere Supremo, attraverso una tecnica propedeutica di dominio del corpo e dei sensi, con acquisizione di facoltà eccezionali e con potenziamento dei poteri paranormali. (Da Il Nuovo Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli).
109 Per approfondimenti: Marco Vannini, La mistica delle grandi religioni, Mondadori, 2004.
110 Per approfondimenti: Marco Vannini, Tesi per una riforma religiosa, Le Lettere, 2007.
111 Cfr. Agostino, In Epistulam Ioannis, 2.
112 Bhagavad Gita, 2, 70-72.
113 Cfr. Meister Eckhart, I Sermoni, sermone 83, Non sunt condignae.
114 Giovanni della Croce, Detti di luce e d'amore, 26.
115 Bodhi sta a significare all'origine 'illuminazione', 'sapienza'. Poi Bodhi assunse anche il significato di 'colui che ha raggiunto perfezione etica ed intellettuale con mezzi umani', cioè il
Buddha, 'il risvegliato', dalla radice budh, 'risvegliarsi, conoscere'.
116 Cfr. Marco Vannini, La mistica delle grandi religioni, Mondadori, 2004, pag. 121.
117 Samsara ha sostanzialmente lo stesso significato sia nel buddismo che nell'induismo: è il ciclo delle rinascite o della trasmigrazione.
118 Nirvana, etimologicamente: 'estinzione, cessazione'.
119 Dal Majjhimanikaya, raccolta dei testi medi (152 sutra - aforismi), contenuti nel Canone buddista Pali.
120 Per il buddismo, si può attuare l'estinzione dell'illusione e quindi il raggiungimento del
nirvana, solo attraverso l'esperienza del "vuoto" (sunya), abbandonando cioè ogni idea di luogo, di spazio, di tempo.
121 Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione.
122 Cfr. E. Doghen, La natura autentica, Edizioni EDB.
123 Cfr. Thich Nhat Hanh, Vita di Siddharta il Buddha, narrata e ricostruita in base ai testi
canonici pali e cinesi
, ed. it., Ubaldini, Roma 1992.

Filosofia e Religiosità di Scientology - Parte seconda

...continua dalla prima parte

GNOSTICISMO (I-IV SEC. D.C.)

Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca "gnosis", che significa conoscenza, la conoscenza cioè che i suoi seguaci perseguivano come unica strada di salvezza. La Gnosi non è una forma di conoscenza speculativa (teorica), bensì una conoscenza tramite osservazione o esperienza; essa implica un processo intuitivo interiore di conoscenza di sé. E conoscere se stesso, affermano gli gnostici, significa conoscere la natura ed il destino dell'uomo.26 È dunque una forma di conoscenza che di per sé conduce alla salvezza.27

Oggi si definisce gnostico chi crede nella salvezza attraverso la conoscenza.

Si definisce invece agnostico chi dichiara di non sapere nulla e di non poter sapere nulla sulla realtà o sulla natura delle cose.

Formatosi alla fine del I secolo d. C. nell'estremità orientale del bacino mediterraneo, lo gnosticismo si sviluppò in diversi movimenti e gruppi, che si diffusero su un ampio territorio, sino ad arrivare alla Spagna, alla Gallia, all'Italia.

Ispirato soprattutto dalla filosofia greca (pitagorica e platonica) e dalle religioni orientali, lo gnosticismo si diffuse particolarmente in Egitto, terra che diede i natali alle figure più note di gnostici cristiani di quel periodo: Basilide, Valentino, Tolomeo, ecc.

E fu qui, a circa 450 km a sud del Cairo, a Nag'Hammadi, che, nel 1945, venne ritrovata una vera e propria biblioteca gnostica: si trattava di 13 papiri, contenuti in una giara di terracotta, sepolta sotto la sabbia.

Le analisi chimiche effettuate sulle legature di cuoio e sulle scritture dei papiri li fanno risalire al 350-400 circa d.C. Erano traduzioni in copto (antica lingua egiziana) di manoscritti originali scritti in greco e ancora più antichi, databili cioè tra il 180 ed il 140 d.C.

Il tutto è costituito da 50 testi, tra cui ricordiamo i più significativi: il Vangelo apocrifo28 di Giovanni, il Vangelo secondo Tommaso, il Vangelo di Maria, il Vangelo di Filippo, il Vangelo della Verità e l'Apocalisse di Giacomo. La giara di Nag'Hammadi ci ha fornito preziosissime informazioni sul pensiero gnostico cristiano, che altrimenti sarebbe andato perduto e dimenticato.

Si ipotizza che questi testi appartenessero alla biblioteca di un monastero della zona, e che i monaci li avessero nascosti per salvarli dalla distruzione, quando lo gnosticismo aveva dovuto rifugiarsi nella clandestinità perché considerato una pericolosa eresia dall'ortodossia cattolica.

Vediamo ora di capire quali erano i principi generali su cui si basava lo gnosticismo e perché i suoi aderenti furono considerati talmente pericolosi e sovversivi da venir perseguitati dalla Chiesa cristiana ufficiale, nel corso dei secoli successivi, fino al medioevo, in forme talmente violente e repressive da assumere talvolta gli inquietanti aspetti del genocidio.

Secondo le credenze gnostiche sirio-egiziane, all'inizio vi era un universo spirituale fatto di luce, di perfezione e di unione, denominato "Pleroma"29. Su questo universo governava il vero dio, l'Uno, circondato da esseri spirituali denominati "eoni"30.

Ma uno di questi eoni generò il "demiurgo"31, cioè il dio malvagio che creò l'universo materiale, un universo fatto di disunione, divenire e morte.

Molti eoni del Pleroma caddero prigionieri in questo universo, in corpi di carne, pur conservando comunque una scintilla di luce divina (il pneuma), della quale tuttavia l'uomo non avrà coscienza finché non si risveglierà dal suo torpore.

Il dio del Pleroma allora (spesso visto come il Dio del Nuovo Testamento, in contrapposizione con il demiurgo, il dio ignorante e malvagio della Genesi e dell'Antico Testamento), per insegnare agli spiriti prigionieri come liberarsi dalla prigione dei loro corpi, inviò l'eone Gesù sulla terra.

Essendo un essere spirituale, Gesù assunse solo le apparenze di essere umano, mantenendo però sempre la sua natura divina, dal momento che la divinità non poteva amalgamarsi e degradarsi con la materia.32

Divenendo così consapevoli, attraverso la Gnosi, della propria natura spirituale e della loro condizione di essere stranieri in questo mondo, gli gnostici cercavano di liberare se stessi dalla prigionia della materia, attraverso particolari rituali e pratiche ascetiche, per poter di nuovo ritrovare la verità, realizzare cioè il ritorno al Pleroma, l'ascensione interiore verso la perfezione spirituale.

I principi fondamentali su cui si basava lo gnosticismo cristiano possono essere così sinteticamente riepilogati:

  1. L'anima è pre-esistente alla nascita e sopravvivente alla morte. Credevano nella reincarnazione. Per gli gnostici la reincarnazione (come del resto per Platone e per le dottrine orientali) ha una connotazione negativa, in quanto è una costrizione dello spirito ad essere imprigionato continuamente in nuovi corpi di carne, invece che liberarsi nella completezza spirituale del Pleroma.33
  2. La luce divina è in te.
  3. Il regno di Dio è in mezzo a noi.
  4. La Gnosi (conoscenza della verità) è in te.
  5. La salvezza va cercata in te, non in una futura resurrezione ultraterrena. Il fedele gnostico può accedere direttamente alla visione della divinità e alla sua personale salvezza, senza bisogno di alcun elemento di mediazione tra l'uomo e Dio, senza bisogno cioè di dogmi di fede, o di testi sacri o di apparati e di gerarchie ecclesiastiche. Questo spiega perché gli gnostici vennero considerati pericolosi e sovversivi dalla neonata Chiesa cattolica e ortodossa dell'epoca che li costrinse a rifugiarsi nella clandestinità.34
  6. Il corpo è la prigione dell'anima. L'obiettivo è liberarsi dalle passioni terrene, con cui sei stato reso prigioniero in questo mondo illusorio. Si avverte in questo una forte somiglianza con i principi della filosofia platonica, ma anche della religione buddista.
  7. Uomo e donna hanno uguali diritti in ambito sia religioso che sociale. Ciò scaturisce dal principio che nella divinità, secondo gli gnostici, è presente sia il principio femminile che quello maschile. E qui riscontriamo una forte somiglianza con il principio dello ying e dello yang delle filosofie religiose orientali (Taoismo).

A seconda del grado di conoscenza raggiunto, gli gnostici si dividevano in tre gruppi:

I materiali o credenti (hulikos), gli animati o uditori (psykhikos), gli spirituali o eletti (pneumatikos). Questi ultimi, veri guardiani della Gnosi salvatrice, erano i capi supremi del culto gnostico.

Nonostante le persecuzioni cui furono sottoposte nella storia tutte le popolazioni di fede gnostica, i principi fondamentali di queste dottrine sono giunti fino a noi, grazie soprattutto al ritrovamento di Nag'Hammadi ma anche ad alcune organizzazioni religiose segrete che, lungo il corso della storia, le hanno riprese e tramandate. Una delle più importanti, per numero di devoti e per la loro vasta distribuzione nel periodo medioevale fu quella dei Catari35 o Albigesi, fioriti nella Francia meridionale tra l'XI e il XIII secolo. I Catari credevano nel dualismo del bene e del male, rappresentati rispettivamente dal Cristo e dal demiurgo. Credevano inoltre che il demiurgo avesse creato il corpo per imprigionare l'anima e che la sua liberazione potesse avvenire, non attraverso la resurrezione della carne, ma solo attraverso la conoscenza intuitiva e l'illuminazione ricevuta dagli insegnamenti delle "parole segrete" di Gesù.36

SANT'AGOSTINO (354 - 430 d.C.)

Un grande filosofo della cristianità è senz'altro Sant'Agostino37, per il quale gli oggetti essenziali del sapere filosofico sono solo due: l'anima e Dio. Conoscere l'anima significa socraticamente, conoscere noi stessi; conoscere Dio vuol dire conoscere la nostra origine. Deum et animam scire cupio: desidero ardentemente conoscere con certezza Dio e l'anima. E null'altro, afferma Agostino.38

Egli raccoglie l'eredità di Platone e tenta di adattare, sia pure in modo imperfetto, molti aspetti del platonismo alla visione cristiana dell'uomo.

L'anima per Agostino non è pre-esistente al corpo, non è forma del corpo, non dipende dal corpo, ma è "una certa sostanza, partecipe di ragione, addetta a governare il corpo".39

È sostanza completa, semplice40, personale, immortale.

È creata per volontà di Dio.

Come per Platone così anche per Agostino la verità deve consistere in idee immutabili, non può derivare dall'esperienza nel mutevole mondo materiale; queste idee però sono conoscibili non per reminiscenza (l'anima per Agostino non ha vissuto vite precedenti41), ma per illuminazione, vale a dire attraverso l'intervento di Dio, che rende l'anima capace di conoscere la verità in se stessa.42

L'anima è presente tutta in tutto il corpo ed in ciascuna parte di esso. Tuttavia, "l'anima non è nel soggetto-corpo, perché essa è sostanza".43

L'anima umana è disgiunta dal corpo, è sostanza immortale in quanto sede di un sapere immutabile:

... quando ragioniamo è l'anima a farlo. Ed essa solo può farlo. E a capire non è il corpo né l'anima con l'aiuto del corpo, perché l'anima, quando vuole capire, si allontana dal corpo.44

L'anima è la sede della rivelazione del divino:

L'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio soprattutto per quanto riguarda l'anima.45

Agostino condivide con il neoplatonismo (Plotino) l'idea che l'anima per sua natura sia chiamata a rompere i vincoli con la carne ed a realizzare un progressivo distacco dal mondo, fino ad elevarsi alla contemplazione delle realtà eterne ed a ricongiungersi con Dio, nel profondo di sé.

"Dio è più intimo di quanto non lo sia io per me stesso", scriveva Sant'Agostino.46

La via d'accesso verso la realtà più intima dell'anima è l'esperienza interiore, la riflessione sulla propria interiorità, la "confessione"47 appunto come riconoscimento della propria realtà intima; in una parola ciò che nel linguaggio moderno si chiama coscienza.

Per Agostino l'anima "è per sé", intendendo con questa espressione non che essa possa sussistere senza Dio, ma che, a differenza del corpo, non ha bisogno di muoversi né di cambiare per sussistere.48

In merito ai grandi temi dell'anima e di Dio, la religione cristiana completa, per Sant'Agostino, la filosofia neoplatonica. Al punto che egli afferma:

Filosofia, cioè ricerca della saggezza, e religione sono la stessa cosa: questo è il principio della salvezza per l'uomo.49

La vera filosofia dunque coincide con la vera religione perché entrambe, sostanzialmente, h